La donna nella Chiesa: indicazioni per un cammino

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Image by Giovanni Portelli Photography

Il papa Francesco recentemente in un incontro con i sacerdoti della diocesi di Roma ha pronunciato le seguenti parole: “Oggi dimentichiamo tutto troppo in fretta, anche il Magistero della Chiesa! In parte è inevitabile, ma i grandi contenuti, le grandi intuizioni e le consegne lasciate al Popolo di Dio non possiamo dimenticarle.”[1] Parole importanti, che ci esortano a un attento esame di quanto abbiamo dimenticato di essenziale, intuizioni fondamentali a nostra disposizione già da decenni.

E’ importante, per esempio, non dimenticare il cammino fatto dalla Chiesa a partire dal Concilio Vaticano II e nei pontificati successivi ad esso, riguardo la donna nella Chiesa. D’altra parte, sarebbe interessante raccogliere alcune piste per il lavoro al quale ripetutamente ci ha invitato papa Francesco per un approfondimento e promozione della vocazione e missione della donna nella Chiesa.

E’ utile a tale fine distinguere due linee portanti di riflessione offerteci dal Magistero di questi ultimi decenni.

1. La linea antropologica

Il papa Francesco ha indicato in numerose occasioni l’importanza di non limitarsi a proporre soluzioni pragmatiche, benché siano necessarie, ma piuttosto ad approfondire le questioni.  Senza dubbio il primo campo di approfondimento è quello delle radici antropologiche della materia.

La Mulieris dignitatem inizia chiedendosi come possiamo capire meglio “la ragione  e le conseguenze della decisione del Creatore che l’essere umano esista sempre e solo come femmina e come maschio”,[2] e ci offre importanti considerazioni sulla differenza sessuale che è, probabilmente, il tema antropologico più interessante del nostro tempo, un tempo in cui regna la massima confusione. Tale confusione non aiuta a prendere decisioni serene e a discernere il modo migliore di avanzare in Ecclesia su questioni vitali come questa. Spesso i dibattiti sono viziati da ideologie, sociologismi e vittimismo, per menzionare solo alcune difficoltà.

Rileggere la realtà della differenza sessuale alla luce della proposta antropologica offertaci dal Magistero ci fornisce importanti chiavi di lettura da cui cominciare.  L’uomo e la donna hanno uguale dignità, condividono l’unica natura umana, eppure sono diversi poiché affidati l’uno all’altro, sono consegnati come dono l’uno all’altro. La differenza sessuale c’insegna che nessuno basta a se stesso, siamo creati per la relazione, per incontrarci. Sempre un ‘io’ ha bisogno di un ‘tu’ che l’aiuti a completarsi.  Infatti, nessuno è autosufficiente. Lo diceva già il poeta: “Nessun uomo è un’isola” (John Donne). La differenza sessuale diventa così un luogo privilegiato per vivere questa esperienza.

Nonostante il peccato abbia  introdotto il conflitto e la divisione nell’unità originaria tra uomo e donna, il Signore Gesù sana anche questa relazione affinché la differenza fra i due non sia vista “come motivo di discordia da superare con la negazione o con il livellamento, ma come una possibilità di collaborazione che bisogna coltivare con il rispetto reciproco della distinzione.”[3] La differenza sessuale in sé implica una grande ricchezza e grandi possibilità di collaborazione, poiché il rapporto nella sua reciprocità è altamente arricchente  per entrambi, le differenze possono trasformarsi in ricchezze nel lavoro per un mondo maggiormente in sintonia con la dignità umana.

Nei racconti del Genesi appare chiaramente come Dio affidi a entrambi, uomo e donna, la terra e la sua cura, invitandoli a cooperare alla creazione e a lavorare per la trasformazione del mondo a servizio della dignità umana. La famiglia diventa così uno spazio privilegiato di collaborazione tra uomo e donna, ma non l’unico. Il mondo della cultura e anche la Chiesa sono ambiti in cui questa necessità di collaborazione diviene evidente, e si può realizzare  in maniera serena e fruttuosa.

2. Il contesto ecclesiologico

Il Concilio Vaticano II, del quale stiamo ricordando il 50° anniversario, ci ha insegnato che la Chiesa è Popolo di Dio, una comunione di persone riunite dalla comune dignità di figli di Dio, per la comune missione di testimoniare la fede nell’unico Signore. Un popolo che ha un unico pastore: Gesù Cristo. Questo, comunque, non è un popolo uniforme ma strutturato, che si realizza come comunione composta da persone di diversi stati di vita, ordinati l’uno per l’altro; diversi, però complementari, che si sostengono mutuamente nel portare avanti la comune missione della Chiesa. Ognuno di tali stati di vita ha una sua propria caratteristica di base, oltre ai carismi individuali e comunitari che sono donati a persone appartenenti a diversi stati di vita, affinché si arricchiscano l’un l’altro e siano a servizio l’uno dell’altro.

Il Vaticano II ha sottolineato fortemente la partecipazione dei fedeli alla triplice  missione di Cristo sacerdote, profeta e re che ha come base il battesimo, la confermazione e il sostegno dinamico della santa eucarestia[4]. Tutto ciò viene a far parte di un sentire sempre nuovo del mistero della Chiesa. Persistono ancora, d’altra parte, purtroppo, alcune visioni riduttive che vedono nella Chiesa solo gerarchia e istituzioni. Tali elementi sono senza dubbio parti integranti e costitutive, ma sono al servizio di un mistero più ampio, significativo ed importante: il mistero della chiesa Sposa e Madre, segno e strumento della  comunione di Dio con gli uomini e degli uomini fra loro.

Promuovere la presenza incisiva della donna nella Chiesa significa prima di tutto obbedire con maggiore fedeltà alla realtà ontologica della Chiesa. Il grande mistero della Chiesa racchiude in sé il principio mariano e il principio petrino. E’ quanto papa Francesco  ha sottolineato in molteplici occasioni affermando che una donna, Maria di Nazareth, la Madre di Dio, è più importante dei vescovi. Ella precede tutti in santità, nella sua persona la Chiesa incontra la perfezione. Il suo ruolo non è passivo, né astratto o distante, al contrario Maria è pienamente madre ed educatrice di tutti i fedeli conducendoli con la sua potente intercessione e il suo esempio a un rapporto sempre più profondo col suo figlio Gesù. Von Balthasar affermava: Maria è regina degli apostoli senza pretendere per sé i poteri apostolici. Ella ha altro e di più[5]. Potremo aggiungere, Maria Maddalena fu anch’essa inviata da Gesù Risorto ad annunciare agli apostoli la resurrezione, pur non essendo parte del collegio degli apostoli; infatti aveva un’altra, più grande missione.

Si tratta, quindi, di trovare percorsi concreti che attuino le ricche indicazioni, antropologica ed ecclesiologica, che ci sono state offerte dal Magistero recente e che siamo chiamati a non dimenticare. Al contrario, molto di quanto è stato detto e scritto attende solamente di essere messo in pratica. Già venticinque anni fa la Christifidelis laici affermava: “E' del tutto necessario passare dal riconoscimento teorico della presenza attiva e responsabile della donna nella Chiesa alla realizzazione pratica.”[6]

Ana Cristina Villa B.

 

 

 

 

 


[1] Francesco, Discorso nel incontro con i sacerdoti della diocesi di Roma, 6 marzo 2014.

[2] Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Mulieris dignitatem, 1.

[3] Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo, 2004.

[4] Cf. ChL, 14.

[5] È «regina degli apostoli senza pretendere per sé i poteri apostolici. Essa ha altro e di più.» H.U. von Balthasar, Neue Klarstellungen, trad.it., Milano 1980, p.181

[6] Juan Pablo II, Esortazione apostolica Christifideles laici, 51. 

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