Il 18 Giugno 2010, a Pescara, è nata l’Associazione “Beati Maria e Luigi”, per volontà della figlia Enrichetta, presidente onorario a vita, unica figlia rimasta della splendida famiglia romana, che tanto ha donato alla Chiesa attraverso la loro santità feriale declinata insieme ai figli Cecilia, monaca benedettina (Fanny), Padre Paolino (Cesare), trappista delle Frattocchie, e don Tarcisio (Filippo), già monaco benedettino e poi sacerdote diocesano, tanto compianto dall’AGESCI.
La nuova associazione di diritto diocesano, ma di respiro nazionale e internazionale, è stata presentata nei locali della comunità parrocchiale di Santa Caterina da Siena in Pescara alla presenza di un folto pubblico, interessato all’evento e lieto di trovare in Maria e Luigi un modello imitabile di santità laicale e coniugale. Per l’occasione vi erano persone convenute da diverse parti d’Italia unite alla gioia della comunità pescarese.
Lo statuto è stato approvato e presentato al pubblico dall’arcivescovo di Pescara, mons. Tommaso Valentinetti, che rispettando, confermando e rafforzando il desiderio dei fondatori e di Enrichetta, ha voluto che fosse messa una clausola nello statuto ossia la necessità di affidare sempre ad “una coppia unita sacramentalmente nel matrimonio” la presidenza. Si tratta decisamente di una significativa novità nella storia della Chiesa.
A presiedere legalmente l’associazione per il primo quinquennio sono stati chiamati i coniugi Giulia Paola Di Nicola e Attilio Danese, docenti dell’Università di Chieti, esperti in scienze e spiritualità familiare.
Queste le note caratteristiche della nuova associazione:
È rivolta soprattutto agli sposi, ma è aperta a quanti sono interessati a sostenere il matrimonio e la spiritualità coniugale (sacerdoti, religiose e religiosi, single, fedeli laici), nello spirito della reciprocità delle vocazioni
Sostiene gruppi che nascono liberamente, in sintonia con gli obiettivi statutari dell’Associazione.
Promuove una spiritualità di comunione, a seguito della vita esemplare di Maria e Luigi e delle altre coppie di sposi santi, noti e meno noti, con particolare attenzione a:
una laicità tipica della ferialità della vita di famiglia
la specificità della vita matrimoniale, in unità e distinzione rispetto alle altre vocazioni
uno spirito di servizio attivo e responsabile alla società e alla Chiesa, nel rispetto della dignità e della vocazione di ogni persona
la valorizzazione dell’inestricabile legame tra eros e agape, senza confonderli né contrapporli
l’accoglienza a tutte le persone, e in particolari a fidanzati e sposi, così come sono, nelle situazioni materiali e morali che si trovano a vivere
la disposizione ad imparare da tutti, interrogandosi insieme sul senso degli eventi e della propria storia di vita, nello spirito della fraternità universale
il sostegno all’amore umano e cristiano, con particolare attenzione al rispetto delle differenze, all’obbedienza reciproca tra gli sposi, al compito educativo dei genitori e alla gratitudine filiale.
«Da Maria e Luigi – hanno detto i presidenti – possiamo apprendere a vivere l’amore per l’altro considerato come vicario di Gesù in persona, nutrendoci dei “tre pani” come diceva Maria, ossia l’Eucaristia, la Parola di Dio e la Sua volontà. La “fedeltà nel minimo” è uno degli assi portanti della spiritualità di questi santi coniugi, che ricordano a tutti la solennità delle azioni apparentemente insignificanti che ogni giorno si vivono in famiglia, secondo i compiti che ciascuno è chiamato a svolgere.
Enrichetta, a sua volta, ha ricordato che la mamma ripeteva spesso: “Guardare la realtà dai tetti in su”, per intuire, alla luce dello Spirito, il senso che hanno gli eventi come vettori di messaggi divini ed evitare di appiattire lo sguardo sulle mode e restare imbrigliati nelle preoccupazioni della vita.


