28/01/2013 - Sarà la “quarta catechesi” alla quale saranno invitati i giovani partecipanti alla Gmg di Rio de Janeiro. Si tratta della mostra “Sulle orme del Signore. Capolavori d’arte dal Vaticano e dai Musei italiani”, già annunciata su questo sito, che verrà allestita al Museu Nacional de Belas Artes dall’11 giugno al 15 settembre 2013. Secondo il Pontificio Consiglio per i Laici e la Fondazione Giovanni Paolo II per la Gioventù, promotori dell’esposizione, la proposta è proprio quella di visitare la mostra come se si partecipasse a una quarta catechesi, oltre alle tre previste dal programma ufficiale della Gmg. Infatti, sin dai primi secoli della sua vita la Chiesa ha sempre utilizzato le immagini e la loro forza espressiva per presentare i contenuti del suo messaggio di Salvezza. Le opere che verranno esposte a Rio de Janeiro aiuteranno senza dubbio i tanti giovani che si raduneranno a Rio a cogliere ancor meglio l’annuncio di Gesù Cristo operatore della Salvezza.
Nel corso della Gmg, il Museu Nacional de Belas Artes osserverà orari tali da permettere a tutti i giovani pellegrini di visitare l’esposizione che gli esperti considerano la più importante mai realizzata in America Latina.
Nei giorni scorsi è stata data notizia delle opere, oltre un centinaio, provenienti dai Musei Vaticani, da importanti Musei diocesani italiani, ma anche dalle più importanti Gallerie e Musei dello Stato. La mostra offrirà uno spaccato significativo della grande arte pittorica europea dei secoli XVI-XVIII.
La mostra si apre con un pezzo di eccezionale valore, artistico e religioso. Si tratta del celebre Mandylion di Edessa, venerato come l’immagine “acheropita” (non dipinta dalla mano dell’uomo) e veritiera di Cristo. Il piccolo prezioso dipinto, risalente al III-V secolo, conservato a Roma, da tempo immemorabile, ed ora in Vaticano, apre una eccezionale sequenza di immagini di Cristo, pitture e sculture, presentate in mostra. Saranno infatti una quindicina le rappresentazioni del volto di Cristo: dal marmo di Tino da Camaino, raffigurante Cristo benedicente, passando per il doloroso Salvator Mundi di Melozzo da Forlì, dal Volto di Cristo di Beato Angelico, al sofferente Cristo condotto al patibolo, di Leonardo da Vinci… Non mancherà l’immagine cristologica più nota, quella della Santa Sindone, che viene presentata attraverso la celebre foto realizzata da Secondo Pia, il fotografo astigiano che, nel 1898, ebbe per la prima volta il permesso di fotografare il sacro telo, ricavandone un’immagine sconvolgente: non un negativo, come comunemente avviene, bensì un vero e proprio positivo.
Al tema del Volto di Cristo si affiancano rappresentazioni significative di episodi della vita del Signore, come Cristo e l’adultera, opera tra le più belle di Lorenzo Lotto, e Cristo e la Samaritana di Guercino. Sul tema della Passione, morte e Risurrezione del Signore, si vedranno opere che spaziano dal Quattrocento al Seicento, dal Rinascimento al Barocco, con artisti come Perugino, Andrea Bregno, Battistello Caracciolo, Siciolante da Sermoneta, Giovan Lorenzo Bernini.
Già in questa Prima Sezione, accanto alle opere dell’arte visiva, pitture e sculture, sono raccolte alcune pregevoli oreficerie e oggetti liturgici di particolare significato che amplificano ed arricchiscono l’esposizione.
La prima sezione della mostra si conclude con la scena della Risurrezione, così come descritta da due maestri del timbro di Tiziano e di Pieter Paul Rubens, e da alcune opere che commentano gli episodi successivi alla Risurrezione, come la Incredulità di Tommaso, del Padovanino, o della Cena in Emmaus di Guercino.
La Seconda Sezione della mostra è dedicata alla “Vocazione e Missione degli Apostoli”, che furono i primi a mettersi alla sequela di Cristo, a seguire le sue orme. Tra le immagini che raffigurano gli apostoli Pietro e Paolo, un reperto di interesse eccezionale, sia sotto l’aspetto storico scientifico che per le sue valenze iconografiche, è il dittico con le immagini dei due apostoli, paludati come due senatori romani e realizzato secondo l’antica tecnica romana dell’encausto. Si tratta di una delle più antiche raffigurazioni dei santi Pietro e Paolo. In questa sezione saranno presenti numerosi reperti ed opere d’arte provenienti dall’antica basilica costantiniana di San Pietro in Vaticano.
La parte centrale della mostra, la Terza Sezione, è dedicata a ricordare la presenza discreta e continua della Vergine Maria nella sua veste di Madre di Dio e di intercessora presso il Padre. Maria strada che conduce a Cristo è rappresentata con opere significative di tutti i maggiori artisti “mariani”, da Perugino a Sassoferrato, da Francesco Rosselli a Sebastiano Conca, da Pinturicchio a Pietro Novelli, senza dimenticare Michelangelo Buonarroti e le sue celebri “Pietà”, un tema che attraversò la sua vita artistica, dalla giovanile “Pietà” di San Pietro in Vaticano alla “Pietà” per Vittoria Colonna.
La sezione conclusiva della mostra è dedicata ai santi, quali modelli da imitare lungo la strada che conduce all’incontro con Cristo. Vengono presentate opere come lo splendido San Giacomo in cammino del massimo pittore veneziano, Tiziano Vecellio, il San Giovanni evangelista di Guido Reni, insieme ai santi penitenti dipinti da Caravaggio. E ancora il San Francesco in meditazione di Annibale Carracci, o la Santa Lucia di Guercino e tanti altri.
Di particolare significato in questo contesto la presenza del dipinto di Guido Reni raffigurante il Martirio di San Sebastiano e, soprattutto, il prezioso ed antico Reliquiario del capo di san Sebastiano, risalente al IV secolo e di manifattura di un atelier dell’Africa settentrionale, conservato ora nei Musei Vaticani. Questa presenza vuole essere un omaggio discreto alla stessa Arcidiocesi di Rio de Janeiro, che è appunto dedicata al giovane milite romano che sacrificò la sua vita per non tradire la sua fede in Cristo nostro Salvatore. Così come è un omaggio dichiarato la presenza dell’ultima opera esposta, Il beato Giovanni Paolo II porta la croce. Non è solo un omaggio ma anche un grato ricordo verso questo Pontefice, così vicino all’universo giovanile, che ha avuto l’intuizione, ricca di grazie, della celebrazione delle Giornate Mondiali della Gioventù. L’artista lo ha voluto raffigurare tenacemente abbracciato a quella croce, data come simbolo e stimolo delle Giornate Mondiali, che proprio diciassette secoli addietro apparve, luminoso segno di vittoria, nei cieli di Roma al giovane Costantino e che costantemente ricorda non solo il sacrificio di Cristo ma anche la sua vittoria sulla morte.

