Riassunto del pomeriggio del secondo giorno

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I lavori sono proseguiti con la testimonianza di tre donne, nell’ambito del panel: “Promuovere una presenza femminile che contribuisca ad un mondo più ricco di umanità”. La prima è stata Terry Polakovic, che si occupa da anni di formazione di bambine, adolescenti e giovani donne con l’obiettivo preciso di favorire lo sviluppo di ciò che Giovanni Paolo II ha voluto chiamare il “genio femminile”, insegnando loro a mettere tale genio al servizio dell’umanità. Quest’opera, ha assicurato la relatrice, è particolarmente importante al giorno d’oggi, considerando che la cultura odierna propone alle donne messaggi distruttivi, convincendole che il loro valore non sta in ciò che sono ma in ciò che fanno, non sta nel loro impegno ma nel loro aspetto. Interessante nella sua riflessione, l’idea che il miglior modo per raggiungere tale obiettivo proviene dalle donne più mature presenti nella vita di queste giovani, che influiscono in maniera determinante sulla loro crescita. È per  questo che la Polakovic ha asserito che non basta oggi formare le nuove generazioni, ma è necessario che la formazione, ed anche l’apostolato, venga rivolto a tutta quella parte di donne che oggi sono madri e nonne, che si trovano ad affrontare le grandi sfide dell’era contemporanea di cui questo seminario ha largamente parlato.

Susy Zanardo ha apportato il suo contributo proseguendo la riflessione sul tema della cura. Premessa delle sue considerazioni, il fatto che la cura e il lavoro sono due forme fondamentali dell’essere al mondo: sono dunque due elementi imprescindibili nella vita dell’essere umano, uomo e donna. Certamente, non si può negare che l’origine della cura è nella pratica materna, tuttavia non si può dire che la cura sia “di proprietà delle donne”, perché essa è la struttura stessa dei rapporti umani. Si può dire, invece, che uomini e donne vivono la dimensione della cura in maniera differente: per l’uomo prendersi cura significa liberare il mondo dal negativo (trasformandolo), per le donne prendersi cura significa liberare la relazione dal negativo. A partire da tale considerazioni la Zanardo ha dunque affermato che ciò che pare davvero importante è imparare a guardare la differenza uomo/donna in direzione di un’umanità più piena, aperta all’altro, animata dal desiderio per la cura dell’altro.

Ha concluso la giornata la testimonianza di Clara Gaymard la quale ha voluto rivelare che numerose ricerche statistiche hanno dimostrato che le imprese che mettono al centro della loro organizzazione la parità tra i sessi sono nettamente più performanti di quelle che non lo fanno e che i team di lavoro che contano al loro interno sia donne che uomini raggiungono risultati di gran lunga migliori dei team che non sono misti. Non solo, la Gaymard ha portato all’attenzione che le aziende che hanno a capo delle donne hanno profitti migliori delle altre, nonostante ancora oggi le donne hanno poco accesso ai ruoli decisionali. Tutto questo dimostra che dalla collaborazione tra uomini e donne non può che nascere un grande arricchimento tutto a beneficio del lavoro e delle relazioni. E questo, ha fatto notare la relatrice, è vero anche in famiglia: laddove c’è condivisione degli incarichi, piuttosto che distribuzione, c’è uno sviluppo più sereno e migliore.

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