Plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici: intervista del card Ryłko alla Radio Vaticana

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1.La Nuova evangelizzazione e l’era digitale. Quali sono le sfide e le opportunità dei nuovi strumenti di comunicazione nell’annunciare Cristo?

Nell’affrontare la grande sfida della nuova evangelizzazione la Chiesa deve tener conto dei nuovi scenari socio-culturali del mondo globalizzato, tra i quali lo sviluppo vertiginoso dei mezzi digitali di comunicazione occupa un posto di particolare rilievo. È un fenomeno che non va ridotto solo alle nuove tecnologie di comunicazione. Si tratta piuttosto di una potente corrente, di una vera e propria “cultura digitale”, di cui indiscussi protagonisti sono le giovani generazioni, i cosiddetti “nativi digitali”. È un mondo molto complesso che suscita tanto interesse, perché apre davanti a noi orizzonti completamente nuovi e opportunità inedite. Secondo il Papa Francesco, esso può diventare uno strumento prezioso per costruire un mondo più fraterno e più solidale. Ma - purtroppo - non mancano anche dei seri rischi, che non vanno sottovalutati. Penso, ad esempio, al pericolo di diventare schiavi del mondo virtuale e incapaci di stabilire relazioni autentiche con le persone che ci stanno accanto; senza parlare poi dei contenuti distruttivi che la rete trasmette, come la pornografia oppure l’incitamento alla violenza e a comportamenti devianti. Quanti suicidi di adolescenti avvengono a causa del cyber-bullismo nella rete! La rete, dunque, ha volti molto diversi e richiede perciò una grande capacità di discernimento. Il mondo digitale è una sfida che soprattutto noi cristiani dobbiamo saper cogliere con coraggio. Il Papa Francesco ci sollecita: «È importante saper dialogare, entrando, con discernimento, anche negli ambiti creati dalle nuove tecnologie, nelle reti sociali, per far emergere una presenza, una presenza che ascolta, dialoga e incoraggia...». Anzi, la rete può diventare un potente mezzo per un annuncio evangelico di raggio planetario. Per la Chiesa si è aperto quindi un grande campo di missione, un grande areopago dove la nostra presenza in quanto cristiani non può mancare.

2.Perché l’esigenza di dedicare a questo tema la XXVI Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per i Laici?

Il nostro Consiglio - in quanto dicastero per i laici - si sente particolarmente interpellato ad affrontare questa tematica. Perché sono proprio loro – i laici - i veri protagonisti di questa “rivoluzione digitale”. La grande sfida da raccogliere è racchiusa nella domanda: come vivere da cittadini in questo nuovo mondo digitale, senza perdere la propria identità cristiana, essendo cioè “sale della terra” e “luce del mondo”? La risposta non è semplice. Penso, che bisogna innanzitutto conoscere questa realtà fino in fondo, essere consapevoli delle sue luci e delle sue ombre, rifiutando pregiudizi e timori eccessivi. E come secondo passo, occorre un serio processo educativo dei cristiani in grado di generare una matura capacità di discernere tra le vere opportunità e i rischi che si corrono in questo ambiente. Sicuramente qui si apre un vasto campo per l’azione pastorale della Chiesa. Dobbiamo difenderci quindi, come cristiani, dalle visioni catastrofiche e apocalittiche del mondo digitale. Secondo Papa Francesco questo porterebbe ad una pericolosa paralisi dell’intelligenza e della volontà. La “conversione missionaria”, alla quale il Papa invita tutta la Chiesa, consiste anche nel riconoscere delle vie di speranza all’interno di questo nuovo mondo, che è ancora tutto da scoprire. In sintesi: capire, discernere e agire di conseguenza – questo è il cammino che la nostra Assemblea Plenaria vuole proporre ai fedeli laici in questo campo così decisivo per il futuro dell’umanità.

3.Quanto ci si può fidare del messaggio evangelico che viaggia in Internet spesso senza mediazioni e senza possibilità di verifiche?

Nel formulare questa domanda, lei ha già dato anche la risposta... Nell’annuncio evangelico c’è bisogno di mediazioni personali e di verifiche autentiche che nella rete spesso mancano. Misurare la riuscita di un’iniziativa evangelizzatrice, considerando il numero di “contatti”, di “amicizie facebook” o di “followers” sarebbe un errore veramente grossolano. Certo, la rete può diventare uno strumento di trasmissione del Vangelo a vasto raggio. Ormai la maggioranza delle diocesi, delle parrocchie, delle singole istituzioni ecclesiali, delle associazioni e dei movimenti hanno un proprio sito internet. E lo stesso Papa Francesco ci sprona in questo senso, quando ci chiede: «Siamo capaci, anche in questo campo, di portare Cristo, o meglio di portare all’incontro di Cristo? Di camminare col pellegrino esistenziale, ma come camminava Gesù con quelli di Emmaus, riscaldando il cuore, facendo trovare loro il Signore?». Non bisogna dimenticare, però, che l’incontro con Cristo è un incontro personale e anche oggi continua ad essere fondamentale l’annuncio del Vangelo “da persona a persona” (cfr Evangelii gaudium, nn.127-129). I mezzi tecnologici, pur importanti, non sono sufficienti, perché davanti a Dio contano soprattutto le persone... Sarebbe un grave errore voler delegare il compito missionario ai soli mezzi tecnologici, anche se sono potenti come la rete. Cristo affida il suo mandato missionario a ciascuno di noi personalmente e questo è un dato importante e fondamentale, che non possiamo trascurare.

4.Internet è un luogo spesso pieno di insidie, oltre che di opportunità, come sensibilizzare al riguardo quei laici che si trovano al di fuori della rete dei movimenti organizzati dalla Chiesa?

Come abbiamo detto, nella rete insidie e pericoli non mancano e perciò è necessaria una vasta campagna di sensibilizzazione e di educazione. E sia chiaro, educare non significa spaventare con prospettive terrificanti e scoraggiare l’uso di internet. Bisogna invece educare – sia nella scuola sia in famiglia – ad un utilizzo corretto di questo strumento: spiegare come e quando utilizzarlo, aiutare – soprattutto le giovani generazioni – a fare le scelte giuste. Bisogna far tutto il possibile perché questo mezzo diventi uno strumento di crescita personale (anche nella fede!) e non un fattore distruttivo delle persone. E qui si apre un grande spazio per l’azione educativa delle comunità ecclesiali, delle associazioni, dei movimenti... Come dicevo, un’attenzione particolare meritano i giovani (i “nativi digitali”!), che sono i più esposti agli influssi devastanti della rete, soprattutto per quanto riguarda la dipendenza compulsiva da internet (c’è chi sta davanti allo schermo più di 5 ore al giorno!). So di un’interessante campagna rivolta proprio ai giovani, basata sullo slogan: “Disconnettiti da internet per connetterti con la vita”. Certamente abbiamo bisogno oggi di un’apposita pastorale delle rete, o meglio di una pastorale del popolo della rete...

5.In definitiva, quale può essere il ruolo dei laici nel governare in maniera virtuosa la trasmissione della fede nell’era digitale?

Penso che questa sia oggi una delle priorità dell’apostolato dei laici: sono loro i veri cittadini del mondo digitale e non pochi di loro sono veri esperti in materia... L’importante è che imparino ad abitare questo mondo senza perdere la loro identità cristiana e senza rinunciare a tener viva quella “fantasia missionaria” nel cercare vie sempre nuove per testimoniare la bellezza di essere discepoli di Cristo. Il beato Giovanni Paolo II ci incoraggiava: «Non abbiate paura delle nuove tecnologie! Esse sono “tra le cose meravigliose” - “inter mirifica” - che Dio ha messo a disposizione per scoprire, usare, far conoscere la verità, anche la verità sulla nostra dignità e sul nostro destino di figli suoi, eredi del suo Regno eterno. Non abbiate paura dell’opposizione del mondo! Gesù ci ha assicurato “Io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33)».

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