Donne e lavoro : Inventare dei nuovi equilibri di vita

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Donne e lavoro : Inventare dei nuovi equilibri di vita

Il MCC – Mouvement Chrétien des Cadres et dirigeants (Movimento Cristiano dei quadri e dei dirigenti) è nato nel 1965. Erano gli anni in cui, anche grazie allo sviluppo dell’istruzione superiore, le donne cominciavano ad accedere ai vertici aziendali. Se le prime donne a chiedere di entrare nelle équipes MCC (inizialmente solo maschili) lo facevano in quanto mogli di dirigenti, col passare del tempo è aumentata sempre di più la loro presenza in quanto dirigenti.

Il MCC ha accompagnato da vicino questo movimento d’accesso delle donne alle responsabilità professionali, tra colpi in avanti e difficoltà, con la ricerca di nuovi equilibri di vita per la donna, la coppia, la famiglia.

La coppia e il lavoro

Testimonianza di Claire Jacquet, membro del MCC.

L’equilibrio tra la vita professionale e vita personale non si limita alla coppia: lo supera ampiamente perché all’interno della famiglia il posto dei bambini è preponderante in termini di attenzione. [...] Noi abbiamo passato molto tempo a cercare un equilibrio, perché tra la costituzione della nostra coppia e l’arrivo ravvicinato e desiderato dei nostri quattro figli sono sorte molte domande, a volte inquietanti. [...]

Coppia: vivere insieme o fianco a fianco

Oggi la donna, come l’uomo, può vivere una vita al di fuori del focolare domestico. [...] Con l’arrivo dei figli, tutto può cambiare o essere mantenuto così com’è : o rimane in primo piano la realizzazione personale, e tutto diventa rapidamente difficile, o il progetto di coppia e di famigli prende la sua vera dimensione.

Cosa cerchiamo nella vita professionale ?

Prima di tutto è necessario rivedere il significato del nostro investimento professionale.

- Rispetto all’individuo. Una lista non esaustiva di motivazioni: per garantire la sua indipendenza, le sue entrate e il suo futuro; per realizzarsi mettendo a frutto i suoi studi ; per acquisire un’identità, uno status sociale. Tutte questi motivazioni non scompaiono con l’inizio di una vita di coppia. Anzi diventano sempre più evidenti se la separazione della coppia rimane una prospettiva sempre possibile, sullo sfondo.

- Rispetto alla coppia: per garantire delle entrate, soprattutto perché la disoccupazione di uno dei due è sempre possibile; per garantire ad entrambi un legame con il mondo del lavoro – e quindi un equilibrio nella coppia, perché... lavorare significa essere riconosciuti. [...]

Quando non lavoro (nel senso che non percepisco un reddito) perché la vita di famiglia lo impone, è ovvio che l’unico stipendio che arriva è tanto mio che di mio marito Vincent. Siamo legati da un progetto che supera il "chi fa cosa" in un dato momento. Personalmente, considero acquisita l’uguaglianza dei diritti maschio/femmina, il che mi dà la libertà di sganciarmi dai modelli tradizionali nelle mie scelte. Dobbiamo essere sempre disponibili ad andare al di là della questione della parità, ancora imperfetta, e, appena è possibile, avventurarci in nuove direzioni. La cosa importante, forse, è di non imprigionare l’altro in un ruolo.

Quali trattative portare avanti ?

Nella trattativa con il mio compagno, ad ogni cambiamento la questione è se ci aggrappiamo ai nostri interessi individuali, o se consideriamo degli elementi specifici del nostro matrimonio : i nostri figli, la vita familiare e il nostro progetto vita a lungo termine. [...]

L’azienda nei confronti della coppia

L’azienda non considera la coppia, ma quello che le interessa è una persona che lavora con un contratto. Ognuno deve sapere ciò a cui si impegna nel contratto, al di là della descrizione superficiale del posto di lavoro. Domandiamoci : perché rientriamo a casa tardi ? Per reale sovraccarico di lavoro o per poca voglia di rincasare ?

La vita di famiglia non è soddisfacente in ogni istante : per le donne che svolgono una vita professionale frenetica, che dà l’impressione di essere molto intelligenti, non è scontato trovarsi poi a rientrare a casa e mettersi a cambiare pannolini, a far fare il bagno ai bambini e a sopportare le loro urla. Capisco perché alcuni uomini non si arrischiano a questa avventura; capisco anche perché alcune donne preferiscono affidare tutto questo ad una baby-sitter o ad una governante quando è economicamente possibile, e mettere così i piedi sotto il tavolo una volta rientrata dal lavoro.

[...] La vita di famiglia richiede tanta pazienza, e le soddisfazioni non sono immediate. Una sana vita familiare esige che la coppia passi lungo tempo insieme, mentre spesso il lavoro riduce questo tempo ai minimi termini. La sacralizzazione del lavoro, d’altronde, è un’arma pericolosa: quando si è esposti alla vista degli altri nella propria prestazione professionale, non c’è spazio per il fallimento. Ecco perché, forse, abbiamo visto tanti disoccupati che non raccontavano alle loro mogli le loro difficoltà professionali, e facevano finta di andare a lavorare. [...]

Al di là della questione della vita professionale, c’è poi la questione dei ruoli: tutti ricordiamo – in particolare le donne – i ruoli socialmente ben consolidati della generazione dei nostri genitori. Nella maggioranza dei casi tendiamo a riprodurre lo stesso modello, se no lo rigettiamo. Non potremmo assumerlo, e inventare poi una nuova via ?

1997 - Responsables n° 285

 

Lavoro di donna, donna al lavoro

Riflessione di France Quéré, Teologa

L’esplosione del lavoro femminile ha costituito una ribaltamento dei tabù, una vera e propria rivoluzione. La donna cerca di entrare in tutte le professioni. L’infermiera diventerà medico, la maestra diventerà professoressa, anche all’università. Una donna che si qualifica per accedere a professioni “che non avrebbero nulla a che fare con il genio femminile propriamente detto”: giudici, ingegneri, direttori commerciali, piloti… Oggi, questa conquista è in fase di completamento. Anche se certamente la donna è in media meno pagata, più disoccupata e meno specializzata rispetto ai suoi compagni maschi, in cent’anni, non si era mai visto che una porzione della popolazione – e quale porzione, il 50% ! – riuscisse a produrre un rovesciamento sociale di questa natura. [...]

Molte donne sono angosciate, soprattutto quando lavorano per scelta e non per necessità. Esse sentono l’eterno senso di colpa di chi, essendo qua non può essere là… Ma la maggior parte provano una grande gioia nel loro lavoro, e sono felici della loro vita. Per quanto riguarda gli uomini, sembra che essi siano disposti a dare una mano nelle faccende domestiche. Dare una mano ma non di più, senza assumere una vera e piena condivisione della vita domestica, a questo non siamo ancora arrivati. Ma l’introduzione dei padri alla vita familiare – un tempo riserva di caccia delle donne – è percepita come un accrescimento del loro benessere, in particolare grazie la cura che anch’essi donano ai più piccoli. [...]

Eva, in fondo, ha avuto una fortuna pazzesca: è stata creata come “seconda”. Dal momento in cui aprì gli occhi ella vide un uomo di fronte a lei, una ragione di vita. [...] E forse questo racconto della Genesi ci può dare un indizio per interpretare l’enigma dei sessi. Lui è ossessionato dal dramma della solitudine. Lei, in qualche modo, ne ha la risposta; avendo sempre avuto di fronte a sé il suo vis-à-vis non conosce questa solitudine.

1995 - Responsables n° 269

Da parte degli uomini

Da 7 anni lavoro mercoledì mattina a casa e trascorro il pomeriggio con i nostri tre figli preadolescenti. Il passaggio al part-time non è stato facile. C’è stato un doppio muro psicologico da superare : il mio e quello dei miei colleghi di professione (sono analista informatico).

Non sembrava possibile comunicare al mio manager la mia volontà di lavorare di meno per prendermi più cura della mia famiglia. Questa scelta rischiava di essere compresa come una mancanza di motivazione professionale. Tuttavia, diverse ragioni mi hanno portato a rivedere l’organizzazione del mio tempo : le crescenti responsabilità professionali di mia moglie, che è diventata responsabile del controllo interno nelle Assicurazioni Generali, l’evoluzione del divario salariale tra noi, l’aumento del tempo di percorrenza per raggiungere il mio lavoro. C’era quindi un vantaggio economico nel fatto che fossi io, rispetto a mia moglie, a domandare il tempo parziale. A questo si aggiungeva il bisogno per me di trovare un nuovo respiro professionale.

Oggi non mi pento per nulla di quella scelta.

Il telelavoro mi permette una maggiore concentrazione rispetto alla settimana di lavoro in un ufficio open space, e una vera e propria economia dei tempi di trasporto. Il lavoro part-time mi permette di occuparmi delle visite mediche dei bambini, e di accompagnarli alle loro attività extrascolastiche. Mi dà gioia trovarli a pranzo, che è un tempo più pacifico rispetto alle cene settimanali. Mi rende anche più consapevole delle necessità di una famiglia. Infine, sono più aperto a dare un po’ del mio tempo ad altri: aiuto nell’allenamento della sezione giovanile del club triathlon, e do una mano alla Caritas, dove organizzo i pasti.

François Rousselet, membro MCC, 2014

Tempo di donna, un altro rapporto alla vita

Riflessione di Anne-Marie de Besombes 1

Come parlarne senza irritare nessuno ? Senza ferire ? Senza ferire altri e senza innervosirsi, fuori dal "politicamente corretto" ? Le parole sono difficili da scegliere. La realtà da evocare, ancor di più. E tuttavia, come non parlare di ciò che è "il tempo" per le donne ? Iscritto nel loro corpo dall’adolescenza, poi nella

pienezza della vita e della fertilità… C’è un modo femminile di vedere il tempo che passa. Di vivere il tempo. Di anticiparlo, di riceverlo, di donarlo. [...]

Al centro c’è il tempo della maternità, scelta che si impone in un momento o l’altro. Speranza, ma può essere una preoccupazione in moti casi. La questione si presenta durante tutta la vita della donna; sia che essa abbia un bambino sia che non l’abbia. Il corso della sua vita sembra fatto in modo tale che il tempo non è nelle sue mani. Affrettarsi, rifiutare, aspettare, disperare, sperare... Non lasciarsi scappare il presente.

La possibile irruzione della vita : uno sconvolgimento

Questa possibile irruzione della vita all’interno della sua stessa vita sconvolge il suo rapporto con il tempo. Imponendole un ritmo, delle tappe, delle promesse. Fuoriuscendo dall’organizzazione perfetta, introducendo la moltitudine dei possibili nel cuore di un percorso professionale o personale che si era arrivati a più o meno a dominare. Qualcosa di più istintivo si mette in marcia. Le lancette non girano più allo stesso ritmo. [...] "Quando ritornano al lavoro dalla maternità, ne trovo alcune incredibilmente più efficaci, nonostante i mesi di assenza", mi confida una amica, membro della Direzione Risorse Umane.

Le donne, generalmente maternità dopo quello dell’ingresso nella vita professionale e dopo un percorso relativamente lungo di costruzione di sé a tutti i livelli. [...]

[...] La vita non forse ha un sapore speciale per tutto ciò che non bisogna calcolare? Questo è vero per gli uomini come per le donne. Anche se contare è necessario, là più istruite degli uomini (ci dicono oggi le statistiche), collocano in molti casi il tempo della c’è della dolcezza.

Sentiamo dire "I miei ricordi più belli". E si dimenticano lo stress, la fatica, le scelte difficili, talvolta dei veri e propri drammi.

A volte è un tempo di angoscia professionale, anche se la maternità è protetta dal codice del lavoro. Quale donna non ha sentito, lasciando il lavoro "per la buona causa" che al suo ritorno le cose sarebbero potute cambiare! E non necessariamente in positivo! Occasione obbligata per mollare la presa. Osare dare fiducia e aver fiducia in se stesse. Il progetto del bambino supera tutte le altre cose. Segno di libertà. In vista di qualcosa più grande di sé. Tutta la vita è in questo lavoro di creazione [...]

2011 - Responsables no 412

Per quanto riguarda i single

Testimonianza di Catherine, membro MCC

Naturalmente la sfera professionale occupa gran parte della mia vita di tutti i giorni. Tuttavia, in quanto donna, ho l’impressione di vivere le stesse difficoltà, le stesse contraddizioni, le stesse domande sulla necessità di realizzarsi nel lavoro, che hanno altre amiche sposate o impegnate in una relazione. Semplicemente la scelta di investirmi un po’ di più quando un’attività mi appassiona mi sembra più facile, dal momento che è una scelta puramente individuale.

[...] La mia agenda è divisa tra un impegno professionale che cerco di controllare, un impegno di volontariato a cui tengo molto e la disponibilità nei confronti di una rete di amici fedeli. Confesso di fuggire la solitudine, che non saprei rendere feconda. Ho anche fatto la scelta di condividere l’appartamento con altri e mi piace invitare amici regolarmente, organizzare qualche festa o qualche viaggio.

Questa vita assai piena mi aiuta a decentrarmi, a non vivere unicamente per me stessa e ad apprezzare i momenti di solitudine : i tempi di lettura o di rinnovamento spirituale, attraverso l’adorazione settimanale o brevi ritiri.

1997 - Responsables n° 285

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