La donna e diplomazia – testimonianza personale

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La donna e diplomazia – testimonianza personale

Anna Urszula Kurdziel

Già Vice Ambasciatore della Repubblica di Polonia presso la Santa Sede
Già Console presso l’Ufficio Consolare dell’Ambasciata di Polonia in Repubblica Italiana

L’unione fra la vita professionale e famigliare necessita una serie di soluzioni che in alcuni momenti possono sembrare molto pagate a caro prezzo ma in prospettiva temporanea possono restituire una giusta cornice alla vita di una donna. La scelta di interrompere la storia professionale di una donna come me, orgogliosa di rappresentare il proprio paese nel mondo e impegnata nella promozione degli interessi nazionali politici e culturali, non è stata facile. Gli ultimi 16 anni sono stati da un lato pieni delle difficoltà ma anche di soddisfazioni, di una vita spesa tra persone e culture diverse e in continuo movimento, dedicata a questo appassionante lavoro, che ci pone davanti a sfide sempre nuove e dall’altro lato una vita riempita di scorci di momenti dedicati alla cura della propria vita personale e famigliare. Dietro la mia storia si nasconde un’esperienza di donna che da un lato è stata sempre fiera perché il proprio lavoro rendeva i suoi figli cittadini del mondo fin dalla prima infanzia, dall’altro lato per la stessa ragione cioè l’amore verso la famiglia ha deciso di concludere una carriera diplomatica in piena crescita.

Per un diplomatico c’è un tempo per iniziare una missione ed arriva anche il momento di terminarla. Quando ripenso alla mia missione diplomatica, quasi 16 anni – contando insieme le due missioni presso la Santa Sede, di cui gli ultimi 5 anni da vice ambasciatore, ed il servizio consolare presso lo Stato Italiano, davanti ai miei occhi scorrono i momenti cruciali della storia della Chiesa universale e della storia dei rapporti bilaterali fra la Polonia e la Santa Sede e anche fra l’Ordine di Malta. Quando penso al mio destino non posso non ammettere che sono stata veramente una persona molto fortunata. Sono stata testimone di eventi epocali. Che dire: tre Pontificati – di San Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e ora di Papa Francesco; visite in Vaticano dei cinque presidenti polacchi Lech Wałęsa, Aleksander Kwaśniewski, Lech Kaczyński, Bronisław Komorowski e recentemente di Andrzej Duda e altrettante delle più alte cariche polacche. Per non parlare degli eventi come il Grande Giubileo, i funerali di Giovanni Paolo II, l’inaugurazione del pontificato di Benedetto XVI e di Francesco. Infine la beatificazione e la canonizzazione di Giovanni Paolo II.

In tutti questi anni sono stata fortunata anche per un altro motivo. La mia famiglia mi ha sempre sostenuto e mi è stata vicina, in un percorso professionale così arduo ho trovato un forte sostegno, vicinanza e la comprensione nella mia famiglia. Una presenza costante, paziente ed affettuosa di mio marito Stefano, italiano è stata molto importante, mentre mia mamma ha seguito i miei figli Alice di 13 anni e Jan di 6 anni. Nel momento cruciale della mia carriera professionale, quando dovevo decidere di tornare a Varsavia da sola o con il figlio più piccolo, lasciando a Roma mio marito con la figlia più grande, mi sono resa conto di dover rimanere a Roma con loro poiché sono la cosa più importante che possiedo. La professione diplomatica mi ha resa molto soddisfatta ma la maternità mi ha resa veramente felice.

Ho preso la decisione in contrasto con un modello di ruolo della donna nella società odierna troppo unidimensionale; il modello basato sul principio dell’individualismo radicale, individualismo limitato all’egoismo, e quindi un modello che si rivela una negazione di una delle caratteristiche più importanti della donna, e cioè l’apertura agli altri. I documenti, per esempio di Giovanni Paolo II oppure di Benedetto XVI, come tutto il magistero sociale della Chiesa, non propongono una scelta semplice, non ci convincono che tutto è facile e che la donna possa conciliare tanti ruoli senza difficoltà. Anzi, al contrario, indicano la necessità di scelte difficili e allo stesso tempo i limiti che devono essere valutati prima di fare ogni scelta, fra cui anche i limiti che si trovano nella differenza fra l’uomo e la donna.

Il concetto della collocazione sociale della donna come propone il magistero della Chiesa è un concetto per il quale il mondo moderno non ha tempo e pazienza. Al mondo contemporaneo non piace sentire che bisogna pensare al prossimo, e sacrificare qualcosa allo scopo di ricevere un valore maggiore. Tutto deve essere facile e si lancia l’illusione che “questo facile” si può ottenere velocemente, e quindi basti qualche intervento legislativo per risolvere problemi complessi. In questo contesto l’evoluzione della lotta per i diritti delle donne è particolarmente interessante. Dopo il movimento di emancipazione e dopo le suffragette nella prima metà del XX secolo, negli anni sessanta e settanta è arrivato il momento della nascita di un altra parola, cioè del femminismo. Esso ha attraversato diverse fasi, arrivando a forme che negavano gli scopi per i quali tutto questo movimento è nato. Ora il femminismo ufficiale rappresenta un atteggiamento negativo verso il matrimonio e la maternità, il rapporto antagonista verso gli uomini, l’intolleranza verso le diverse opinioni circa i pareri ufficiali del movimento soprattutto in questioni controverse, la mancanza di interesse circa il pratico problema del mantenimento quotidiano dell’equilibrio fra lavoro e famiglia.

Alla base della mia decisione, quella di una donna molto attiva professionalmente e orgogliosa del proprio lavoro e del posto che aveva acquisito nella società, stava la nuova visione del femminismo, proposta da Giovanni Paolo II. Egli non usava questo termine con connotazione negativa, ma voleva dare ad esso un contenuto ed un senso, che si sono persi strada facendo, voleva ridare ad esso la profondità che in seguito alla semplificazione nella comprensione del femminismo è stata distrutta, cancellata. La visione di Giovanni Paolo II andava contro corrente rispetto al femminismo radicale, e non vedeva il femminismo come nemico. Ed era proprio Giovanni Paolo II che osservava che il movimento delle femministe ha reagito contro tutto ciò che nel passato come nel presente vincolava la valorizzazione e uno pieno sviluppo della personalità della donna, come anche la sua partecipazione in tante manifestazioni della vita sociale e politica.

Giovanni Paolo II cercava di riportare una giusta proporzione alla questione. Al ruolo della donna ha dedicato una serie di importanti documenti. Cruciale è stata la lettera apostolica Mulieris Dignitatem del 1988 (MD). A seguito della conferenza di Pechino dedicata al problema delle donne il Papa ha pubblicato Il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace nel 1995 intitolato “Donna: Educatrice alla pace”. Inoltre ha indirizzato la lettera al Segretario Generale della IV Conferenza Mondiale ONU dedicata alla donna (26 maggio 1995) e ha indirizzato la lettera alle partecipanti riunite durante la conferenza a Pechino (29 giugno 1995). Questi documenti permettono di individuare le linee principali del magistero della Chiesa sulla questione delle donne. Le fondamenta di questo magistero sono radicate nella Bibbia. Da questo fondamento biblico si può conoscere i principi cardinali o grandi linee circa la relazione donna – uomo.

Nella Bibbia si parla della chiamata all’esistenza delle creature umane, “ (…) si apprende che Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza e lo creò come maschio e come femmina”. Ha chiamato l’uomo e la donna. Il punto di partenza quindi viene costituito dalla diversificazione fra donna e uomo. Sembrerebbe quindi che questo sia ovvio e che non si senta il bisogno di ripetere questa verità. Ma nelle condizioni del mondo contemporaneo incontriamo delle concezioni che vogliono eliminare questa differenza, indicando che essa abbia un carattere non tanto antropologico quanto culturale. Ciò comporta con sé tutta una complessità di conseguenze che cercano di rovesciare l’ordine naturale.

La conseguenza del principio di distinzione fra donna e uomo nelle relazioni sociali è la diversificazione dei ruoli, che predispone la donna alla maternità. La maternità è legata alla personale struttura femminile (MD 18) e risponde alla struttura psicofisica della donna. Questa diversificazione dei ruoli non presuppone però l’isolamento e la chiusura in essi. Il magistero della Chiesa che sottolinea il significato della maternità non elimina la donna da altre sfere dell’attività sociale. L’elemento cruciale di questa costruzione è: la dignità dell’uomo, il riconoscimento del suo valore, la cura per il pieno sviluppo della sua personalità che significa la partecipazione non soltanto nella vita famigliare ma anche in quella sociale e politica. Ci si rende conto del fatto però che esso si svolge sotto altre condizioni rispetto all’uomo. In questo ambito, quindi non basta cambiare le leggi. E’ necessario un cambio di atteggiamento sia nell’ambiente vicino alla donna che nella società. E anche in questo ambito un ruolo cruciale è svolto dall’educazione, a partire da quando si è più giovani. La donna, per svolgere il suo ruolo richiede l’accettazione nella famiglia. Non si può svolgere questo ruolo in infinita rivalità con l’uomo.

E quindi non lotta, ma complementarità, non scambio dei ruoli ma collaborazione e reciproca integrazione. Il femminismo non può cancellare il significato della maternità e del ruolo della donna nella casa, ma soprattutto disprezzare le donne che proprio a questo ruolo vogliono dedicarsi e vogliono parlare di questo ad alta voce. Questo nuovo atteggiamento verso il ruolo della donna deve condurre a scelte mature, scelte che non devono essere fatte sotto la pressione della moda attuale, dei trend presenti, ma che devono rendere la donna libera interiormente.

Interrompendo la carriera diplomatica, chi sa forse per qualche tempo o anche per sempre, poiché il momento particolare della mia vita famigliare a mio parere lo richiedeva, mi ripeto un proverbio italiano Si chiude una porta e si apre un portone oppure citando George Weigel “The End and The Beginning”. E voglio credere che un portone in questo momento si stia aprendo anche per me.

 

Roma, 23 novembre 2015

 

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