Compte-rendu des travaux

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In occasione del XX anniversario della lettera apostolica Mulieris dignitatem, dal 7 al 9 febbraio 2008 si è tenuto a Roma un convegno organizzato dal nostro dicastero sul tema: “Donna e uomo, l’humanum nella sua interezza ”. Hanno partecipato 280 delegati provenienti da 49 paesi dei cinque continenti, in rappresentanza di 37 conferenze episcopali, 28 movimenti e nuove comunità, 16 associazioni femminili e 9 istituti religiosi. Il titolo è stato scelto per porre in evidenza che il dibattito sulla questione femminile è ormai entrato in una fase nuova. Il principio della uguale dignità dell’uomo e della donna, che trae origine dalla tradizione giudeo-cristiana, si è gradualmente imposto in molte culture. Già a partire dal XVIII secolo si fecero importanti passi avanti in campo politico, economico, educativo.
Certamente sul tema della donna sono emerse anche posizioni estremiste e ideologiche: il femminismo radicale degli anni Sessanta del secolo sorso è stato concepito come una lotta di potere contro l’uomo per ottenere l’autonomia totale della donna come libertà assoluta sul proprio corpo. Questo femminismo rivendicava la “ libertà sessuale ” e l’aborto come diritto, mostrando così l’inconsistenza dei suoi fondamenti; una tale impostazione ha deluso le attese di tante donne alla ricerca di una migliore realizzazione di sé.
Giovanni Paolo II, sempre attento ai segni dei tempi, il 15 agosto 1988 pubblicò la Mulieris dignitatem per rispondere alla questione della dignità della donna a partire dall’antropologia cristiana; nella lettera in particolare propose il concetto di unità-dualità come chiave di comprensione della relazione tra i sessi. Oggi constatiamo la persistente attualità del suo Magistero. Il convegno internazionale “Donna e uomo, l’humanum nella sua interezza” ha inteso sottolineare che per affrontare i problemi della condizione femminile non si può prescindere dall’analisi del maschile, dato che un’antropologia corretta deve considerare la dualità a partire dall’unità, che rimane la comprensione fondamentale. Abbiamo quindi avvertito la necessità di procedere secondo un approccio antropologico che, prendendo le mosse dall’unità originaria della persona, giunge a rendere conto della differenza tra “ io maschile ” e “ io femminile ”.
L’interesse suscitato ha superato di gran lunga le nostre attese. Il convegno si è aperto il 7 febbraio con l’introduzione ai lavori del cardinale Stanisław Ryłko, presidente del nostro dicastero. Da un lato, il cardinale ha sottolineato i progressi della condizione della donna, dovuti al diffondersi di una mentalità più sensibile al riconoscimento della sua dignità e dei suoi diritti in tutti i campi della vita sociale. D’altra parte, però, ha rilevato le forti preoccupazioni che stanno nascendo per alcune gravi deviazioni del mondo post-moderno proprio nel modo di concepire la relazione uomo-donna: prevalgono infatti le due prospettive estreme di chi per un verso esaspera la conflittualità e la competizione, e di chi per altro verso si batte per una omologazione che cancelli ogni differenza.
Secondo il cardinale Ryłko, la battaglia culturale che ci aspetta riguarderà il concetto stesso di persona e il riconoscimento della sua dignità, pertanto ha rivolto ai partecipanti l’invito a raccogliere questa sfida antropologica con coraggio, senza temere di andare contro corrente. Ha inoltre esortato a denunciare tutti gli abusi contro la dignità della donna e a non lasciarsi influenzare dai modelli mondani o “ politicamente corretti ” in contrasto con il Vangelo.
Il cardinale Antonio Cañizares, arcivescovo di Toledo e primate di Spagna, ha trattato dei fondamenti della Mulieris dignitatem; in particolare ha sottolineato la necessità di un approccio positivo alla questione della donna, che rinunci a concepirla come uno schierarsi “ contro ” qualcuno o qualcosa, ma opti per un’impostazione conforme alla retta ragione, gioiosa, positiva, da proporre alla Chiesa e alla società.
La seconda relazione, sul tema “Gesù di Nazaret, Maria e le donne nel Vangelo e nelle prime comunità ”, è stata tenuta dalla professoressa Hanna Barbara Gerl-Falkovitz, tedesca, docente di Filosofia delle Religioni presso l’Università Tecnica di Dresda. Abbiamo ascoltato una brillante esposizione sulla novità introdotta nella condizione della donna dalla tradizione giudeo-cristiana. La professoressa Gerl-Falkovitz ha evidenziato innanzitutto come già l’Antico Testamento si fosse allontanato dagli stereotipi delle culture di Egitto e Mesopotamia, dove la donna veniva presa in considerazione solo in relazione alla sessualità e alla fecondità, viste come epifanie di qualche divinità misteriosa. Solo la rivelazione giudeo-cristiana ha umanizzato la donna, superando la visione limitata agli aspetti biologici per considerarla per la prima volta persona. La novità introdotta da Cristo irrompe nella storia improvvisamente, superando usi e costumi atavici. Gesù con il suo insegnamento e i suoi atti annuncia la Buona Novella a uomini e donne, senza distinzione, esaltando l’unità al di sopra delle differenze. Nel pomeriggio della prima giornata è stato sviluppato da diversi punti di vista il tema “Cristianesimo e promozione della donna”.
La professoressa Antonia Bel Bravo ha introdotto il dibattito precisando innanzitutto che per affrontare storicamente la questione femminile occorre prestare grande attenzione al metodo di ricerca, perché sia esso ad adattarsi all’oggetto e non viceversa: è la realtà infatti che dovrebbe determinare l’approccio metodologico e non il contrario. Ha quindi invitato ad adottare i nuovi criteri storiografici che prendono nella dovuta considerazione le azioni umane, ridimensionando la rilevanza di strutture e istituzioni; questo nuovo approccio aiuta a liberarsi da pregiudizi e anacronismi, vere patologie della scienza storica.
La Bel Bravo ha esortato a non soffermarsi soltanto su ciò che le donne non hanno potuto realizzare, ma anche su ciò che effettivamente hanno fatto, persino nei momenti più difficili della storia, quando la condizione femminile è stata particolarmente avvilita. Lo storico inglese Jack Scarisbrick ha fatto riferimento a uno dei periodi meno conosciuti della storia del suo Paese. Alcuni dati che ci ha fornito sono impressionanti: durante le persecuzioni anticattoliche del 1606, su 820 nuovi accusati, 532 (il 65%) erano donne; in una persecuzione successiva nel Warwickshire su 235 vittime quasi il 70% erano donne. Scarisbrick ha inoltre segnalato come in questo periodo di persecuzioni le donne ebbero un ruolo determinante nella trasmissione della fede e della fedeltà al Papa. La professoressa Angela Ales Bello, che insegna filosofia presso la Pontificia Università Lateranense di Roma, si è soffermata sull’apporto di Edith Stein all’antropologia duale nella relazione uomo-donna. Ha sottolineato come Edith Stein, sulla base di un’ampia analisi psicologica, non solo ha individuato gli elementi generali di distinzione tra maschile e femminile, ma ha precisato anche le caratteristiche peculiari irriducibili. Per la martire carmelitana proprio queste differenze determinano il destino di ogni essere umano, perciò invita a ripensare il femminile in relazione al maschile, per trovare una relazione equilibrata tra i sessi. Eva Carlota Rava, docente
argentina di teologia spirituale, ha trattato delle donne mistiche e dottori della Chiesa, e ha dimostrato come la natura del loro insegnamento sia profondamente femminile, radicato nella vita, traendo da essa forma e contenuto. In particolare ha osservato che, se i dottori-uomini ci insegnano l’amore per la verità, i dottori-donna ci insegnano la verità dell’amore. Suor Grazia Loparco, storica della Chiesa, ha mostrato come la Chiesa ha accompagnato il cammino della donna verso una sempre maggiore comprensione della propria dignità e missione. Si è soffermata sul gran numero di fondatrici di nuove congregazioni religiose che hanno operato nel XIX secolo, dedicandosi all’educazione o all’assistenza sanitaria: proprio grazie alla loro sensibilità femminile seppero individuare le necessità del loro tempo e rispondere adeguatamente.
L’ultima conferenza del 7 febbraio è stata tenuta dalla professoressa Blanca Castilla de Cortázar sul tema “Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò (Gen 1,27): persona, natura e cultura”. La professoressa ha evidenziato l’importanza della teologia dell’immagine basata sul racconto della creazione dell’uomo e della donna nel primo capitolo di Genesi, seguendo la traccia proposta da Giovanni Paolo II nella Mulieris dignitatem; ha evidenziato la novità apportata dal Papa alla teologia dell’immagine, non più limitata alla razionalità e alla libertà, ma estesa alla dimensione relazionale. La seconda giornata del Convegno si è aperta con l’intervento “ a due voci ” dei coniugi Attilio Danese e Giulia Paola di Nicola, sul tema “ Donna e uomo: creati l’uno per l’altra ”. Entrambi hanno approfondito l’antropologia “ uni-duale ” sotto l’aspetto sociologico; innanzitutto hanno rilevato come gli ecologisti insistano tanto sul principio della “ biodiversità ”, mentre per gli esseri umani viene spacciata per conquista la pretesa indifferenziazione dei sessi, propugnata in contrasto con l’evidenza della natura. I due coniugi hanno poi delineato caratteristiche e tendenze della femminilità e della mascolinità, sottolineandone l’importanza per lo sviluppo equilibrato dell’umanità.
Il successivo giro d’orizzonte, sul tema “ Problematiche e tendenze culturali contemporanee ”, è stato aperto da Marguerite A. Peeters, giornalista e direttrice dell’Istituto per le dinamiche del dialogo interculturale; la sua comunicazione è stata imperniata sul problema molto attuale della cosiddetta ideologia del “ gender ”. Il concetto, secondo la sua precisissima analisi, non è che la punta dell’iceberg della silenziosa rivoluzione culturale decostruttivista in atto, che pretende di prescindere dalla struttura antropologica naturale dell’uomo e della donna per rimettere la stessa identità sessuale a un’autonoma decisione soggettiva. Olimpia Tarzia, presidente della World Women’s Alliance for Life and Family ha affrontato il tema della difesa della vita, mettendo in guardia dal linguaggio mistificatore attualmente in uso, studiato per tranquillizzare le coscienze di fronte ai gravi attentati contro la vita e la maternità. Maria Elena Lugo, presidente della Commissione di bioetica “ Padre José Kentenich ”, ha proposto la visione cristiana della generazione come atto religioso, in cui il grembo materno viene concepito come altare sul quale gli sposi consacrano una nuova vita. Helen Alvaré, già portavoce dei vescovi statunitensi, si è concentrata sul fenomeno della riduzione della donna a oggetto di consumo, dimostrando come tale riduzione è legata all’esaltazione del corpo femminile, a scapito dell’anima. Il processo si realizza attraverso un linguaggio equivoco, che si presenta come una valorizzazione della donna, ma in realtà la degrada e la disumanizza: ridotta a oggetto, diviene incapace di relazioni autentiche e di donazione di sé. Il giro d’orizzonte è stato concluso dalla professoressa Janne Haaland Matlary, già ministro degli esteri della Norvegia, che ha trattato il tema della donna nel mondo del lavoro.
Nella sua esposizione, ha osservato come le politiche di molti paesi occidentali si disinteressano del valore primario della famiglia, aggravando il problema del bassissimo tasso di natalità, che sta trasformando quelle società in un mondo di pensionati. Il pomeriggio del secondo giorno si è aperto con la relazione di Paola Bignardi, coordinatrice del Forum Internazionale di Azione Cattolica, sul tema “Responsabilità e partecipazione della donna all’edificazione della Chiesa e della società ”. La Bignardi ha innanzitutto precisato che la responsabilità della donna nella Chiesa è quella di custodire l'originalità del genio femminile che si esprime in una viva e intensa relazione di reciprocità con l’uomo. Il compito della donna è dunque di edificare una Chiesa dal volto materno, attenta alle esigenze delle persone concrete e all’autenticità delle relazioni, superando visioni utilitaristiche e puramente pragmatiche attraverso una rivalutazione della dimensione contemplativa della vita cristiana. La professoressa Giorgia Salatiello, della Pontificia Università Gregoriana di Roma, ha introdotto il giro d’orizzonte sul tema “ Il ruolo e la missione della donna ”. Carmen Aparicio, anch’essa docente della Gregoriana, ha sviluppato il tema della donna educatrice presentando le figure di Maria Montessori, Carmen Cuesta del Muro ed Edith Stein, tre donne vissute nello stesso periodo storico in diversi contesti europei, tutte protagoniste di un approccio alla funzione educativa capace di coniugare la formazione intellettuale alle esigenze di un’educazione integrale. La carmelitana scalza Cristiana Dobner si è occupata del senso religioso “ al femminile ”, partendo dalla figura esemplare di Maria, che è presentata dal Vangelo di Luca come colei che raccoglieva e meditava tutti gli accadimenti nel proprio cuore (Lc 2,51); questa attitudine di Maria è tipicamente femminile, e implica vigile attenzione verso gli eventi, profondità di pensiero e capacità di accoglienza: un atteggiamento riflessivo e orante, ma proprio per questo sempre pronto all’azione. Brenda Finlayson, vice-presidente dell’Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche (WUWCO), ci ha offerto la sua testimonianza sull’importanza dell’amore sponsale e materno. Suor Enrica Rosanna, sotto-segretaria della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, ha dimostrato che la vita consacrata mette in chiara evidenza come la donna nella Chiesa abbia l’opportunità di scoprire la ricchezza insita nella propria identità femminile portandola a piena maturazione come espressione della potenza dello Spirito Santo. Il mattino del 9 febbraio il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i congressisti nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico. Nel suo discorso, il Papa ha richiamato gli insegnamenti di Giovanni Paolo II sulla donna, che va compresa a partire dalla reciprocità dei sessi e dalla loro unità duale: « quando, pertanto, l’uomo o la donna pretendono di essere autonomi e totalmente auto-sufficienti, rischiano di restare rinchiusi in un’auto-realizzazione che considera come conquista di libertà il superamento di ogni vincolo naturale, sociale o religioso, ma che di fatto li riduce a una solitudine opprimente. Per favorire e sostenere la reale promozione della donna e dell’uomo non si può non tener conto di questa realtà ». Il Santo Padre ha auspicato altresì « una rinnovata ricerca antropologica che, sulla base della grande tradizione cristiana, incorpori i nuovi progressi della scienza e il dato delle odierne sensibilità culturali, contribuendo in tal modo ad approfondire non solo l’identità femminile ma anche quella maschile, essa pure oggetto non raramente di riflessioni parziali e ideologiche ». Tutte le partecipanti al Convegno si sono sentite incoraggiate dal Santo Padre a farsi promotrici « di una cultura che riconosca alla donna, nel diritto e nella realtà dei fatti, la dignità che le compete » e a continuare a edificare la Chiesa e la società in ogni ambito con il loro genio femminile. I gruppi di lavoro, organizzati per problematiche e contesti geografici, hanno concluso il convegno. Il cardinale Ryłko, nella relazione di chiusura, ha esortato le partecipanti a intraprendere un’azione coordinata, raccogliendo tutte le forze, impegnandosi nelle parrocchie e nelle diocesi perché le donne, seguendo l’esempio di Maria,
possano seguire liberamente la loro vocazione e compiere la missione che è loro affidata nella Chiesa e nella società.

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