Sperimentare la Grazia attraverso lo Sport

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L’atletismo ha il potenziale di condurre in una profonda comprensione della necessità della misericordia nelle nostre vite. Chi sono io? Qual è il mio posto in questo mondo? Ricerche documentano che durante la fase finale dell’adolescenza e l’inizio della fase adulta vi sia questo interrogarsi e della fame spirituale delle giovani persone (Astin & Astin, 2010). Quando queste domande rimango senza risposta, questa fame spirituale non è soddisfatta e lo spirito soffre. Le sofferenze spirituali sono la sofferenza maggiore dell’umanità perché priva della pienezza della vita in Dio (Cokeley, 2015).

Lo sport, quando debitamente direzionato, può facilitare la sofferenza spirituale perché esso offre opportunità per aprire il cuore e le menti al ruolo che abbiamo in risposta all’offerta di grazia dataci da Dio. Ci sono atti bellissimi di misericordia che accadono ogni giorno nei luoghi sportivi che sfortunatamente non riconosciamo e che, quindi, negano opportunità significative ai nostri atleti per esplorare la loro questione sprituale. Tifosi rumorosi, avversari difficili e una visione distorta della competizione può essere fonte di distrazione.

Nascosto in “bella vista” è un’espressione che ci piace utilizzare alla Neumann University, un’università cattolica francescana, appena fuori dalla città di Philadelphia. A volte, è difficile riconoscere la presenza di Dio in un’esperienza “ordinaria” se questa non è propriamente messa in luce. Per esempio, l’anno scorso ho avuto l’opportunità di visitare Roma per la prima volta e poter partecipare a un giro turistico delle necropoli sotto il Vaticano. Quasi alla fine del tour, il mio gruppo è stato portato in un piccolo e insignificante Santuario. Grazie alla guida, ho riconosciuto il semplice e sacro significato di quell’azione. Questo santuario anonimo conteneva i resti di San Pietro, letteralmente e figurativamente la pietra sulla quale la nostra Chiesa è costruita. Se non fosse stato per la guida, come avrei potuto altrimenti passare questo tesoro sacro e realizzare il senso profondo di ciò che era di fronte a me?

Quando rifletto su quest’esperienza, non posso fare a meno di ricordare il mio tempo davanti alla tomba di San Pietro e le somiglianze che essa detiene con lo sport. Chi sono le “guide spirituali” nel percorso degli atleti? Chi può aiutare gli sportivi a risvegliarsi nei confronti dell’offerta infinita di misericordia di Dio, così ben radicata nella competizione e nell’allenamento quotidiano? Dovrebbe essere l’allenatore? I genitori? Il cappellano della squadra?

Di recente, una partita di basket tra due squadre di ragazzi tra i 16 e i 17 anni nella zona periferica di Philadelphia ha spontaneamente coinvolto una serie di azioni di misericordia i cui effetti sono tangibili ancora oggi. Dalla partecipazione al gioco di ogni membro della squadra che siede in panchina, all’inclusione di un giovane con bisogni speciali, tutte queste azioni spontanee ha ispirato molte persone riguardo la presenza di Dio nelle loro vite. Quando questa storia è stata portata alla conoscenza della Neumann University Institute for Sport, Spirituality and Character Development, i membri dello staff si sono mobilizzati per portare la storia a un più ambio bacino e pubblicarla nel sito web dell’Istituto. La reazione alla pubblicazione è stata enorme, risultando il post che ha riscosso più successo sul sito web.

Uno dei giovani che ha giocato è rimasto fortemente colpito dalla reazione di così tante persone perché ha sentito che certe azioni riguardano il comportamento naturale di ogni giocatore. I suoi genitori hanno spiegato che quest’esperienza serve d’ispirazione ad altri team e allenatori che non reagiscono alla stessa maniera.

Un allenatore che è stato partecipe con la gara si “è affrettato” a dare credito alle famiglie dei giocatori per aver cresciuto ed educato questi ragazzi a tali valori e a proteggere la dignità della vita.

Questo esempio mostra chiaramente che i familiari e gli allenatori hanno la sacra e condivisa responsabilità di guidare questi giovani a identificare la bellezza, il significato pieno e la misericordia di questi “atti nascosti in bella vista”, durante tutto il loro percorso sportivo.

L’obbligo non è circoscritto solo a genitori e allenatori. Gli amministratori sportivi, team managers, cappellani della squadra sono anch’essi responsabili.

Nella sua osservazione, a Dicembre, antecedentemente all’apertura della Porta Santa della Basilica di San Pietro, Papa Francesco ha detto:

Passare attraverso la Porta Santa significa riscoprire l’infinita misericordia del Padre che dà il benvenuto a ognuno e esce fuori per incontrare personalmente ognuno di essi… Passando attraverso la Porta Santa, quindi, possiamo provare che noi stessi siamo parte di un mistero di amore, di tenerezza… sperimentiamo la gioia di incontrare questa grazia che trasforma tutte le cose”.

Immaginate se tutti coloro che sono coinvolti nello sport vedano nel superare la soglia per entrare nel campo da gioco la stessa reverenza nel passare attraverso la Porta Santa della Misericordia. Questo Giubileo Straordinario della Misericordia ci chiama a immaginare l’arena dove ogni atleta entra come uno spazio sacro e un’opportunità spirituale per celebrare tutta la benedizione di Dio, incluso il Suo dono della misericordia senza fine.

 

Di Lee Mirenda DelleMonache, Ph.D. Candidate
dellemonl@neumann.edu

Direttore, Neumann University Institute for Sport, Spirituality and Character Development

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