A venti anni dalla "Christifideles laici": memoria, sviluppi, nuove sfide e compiti

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I membri e i consultori del Pontificio consiglio per i laici si sono riuniti dal 13 al 15 novembre scorso per la XXIII Assemblea plenaria. Il convegno ha assunto una fisionomia molto speciale, soprattutto per la presenza di un nutrito gruppo di Membri e Consultori di recente nomina, più di un terzo del totale, riuniti per la prima volta. L’argomento affrontato nelle prime due giornate della nostra Assemblea è stato ispirato dalla ricorrenza di un documento fondamentale per i fedeli laici, la loro magna charta, secondo la definizione data dal Santo Padre durante l’udienza: “A venti anni dalla Christifideles laici: memoria, sviluppi, nuove sfide e compiti”. La riflessione è stata imperniata su quattro relazioni e numerose testimonianze articolate in due tavole rotonde; si è inoltre prestata una speciale attenzione perché non mancassero tempi adeguati per sviluppare liberamente il dibattito. Il cardinale Ryłko, presidente del Pontificio consiglio per i laici, ha aperto i lavori con un caloroso benvenuto ai nuovi e ha tracciato le linee portanti della successiva riflessione. Nella prima relazione il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, ha approfondito gli sviluppi recenti della teologia del laicato compresa alla luce dell’ecclesiologia di comunione rilevandone progressi e lacune. L’arcivescovo di Monaco di Baviera, mons. Reinhard Marx, con una brillante esposizione ci ha aggiornato sugli sviluppi delle esperienze di formazione dei laici, indicando risorse e difficoltà; subito dopo il prof. Carriquiry, sottosegretario del nostro dicastero, grazie alla sua vasta e consolidata esperienza maturata “sul campo”, ha potuto fornire un quadro preciso degli sviluppi delle nuove realtà aggregative sorte dopo il Concilio, che negli ultimi venti anni si sono avvicinati sempre più all’alto grado di “maturità ecclesiale” auspicato a suo tempo dalla Christifideles laici, aprendosi sempre più alla missione universale della Chiesa. mons. Dubost, vescovo d’Evry, ha trattato diffusamente della corresponsabilità dei fedeli laici nell’edificazione della comunità cristiana a partire dalle esperienze vissute nella sua diocesi. Le testimonianze sono state tutte ispirate alla responsabilità dei fedeli laici nella vita pubblica, toccando i nodi cruciali che interpellano l’indole secolare propria dei battezzati nel nostro tempo. Lola Velarde ha denunciato con estrema chiarezza le politiche contemporanee ispirate a ideologie nichiliste e coordinate a livello planetario, che attaccano direttamente l’istituto della famiglia mettendo in questione diritti fondamentali quali il diritto alla vita e la libertà di educazione, per promuovere pseudodiritti soggettivi, deleteri tanto per le singole persone quanto per la comunità. Thomas Han, che è tra i “decani” dei nostri membri, ha messo in evidenza i grandi interessi economici e di potere che muovono queste politiche, i cui effetti più immediati si possono constatare nell’impoverimento ulteriore dei popoli già miseri del terzo mondo. Carl Anderson ha sottolineato l’importanza dell’educazione fondata su principi umanistici cristiani per rendere le nuove generazioni capaci di affrontare i problemi sempre nuovi delle nostre società in rapido cambiamento. Tra le riflessioni non poteva mancare una puntualizzazione sul ruolo dei fedeli laici impegnati nei mass media, un compito brillantemente adempiuto da Josep Miró i Ardèvol, mentre è toccato al deputato italiano Luca Volontè affrontare la delicata problematica dei laici cattolici impegnati nella politica. Infine, Alessandro Zuccari ha trattato dell’ordine internazionale, mettendo in evidenza da un lato la grave situazione economica e sociale di tanti Paesi poveri, specie in Africa e in Asia, e indicando dall’altro le vie che possono condurre a una maggiore giustizia internazionale.
Il vivace dibattito ha arricchito le relazioni e le testimonianze con il contributo di tutti i nostri Membri e Consultori. La pubblicazione degli atti non potrà rispecchiare a pieno il clima di grande interesse e partecipazione della nostra assemblea. La mattinata del terzo giorno è stata dedicata all’udienza con il Santo Padre. La riflessione di Benedetto XVI ha posto in evidenza innanzitutto l’attualità della Christifideles laici, che «mentre riprende gli insegnamenti del Concilio… orienta il discernimento, l’approfondimento… dell’impegno laicale nella Chiesa di fronte ai mutamenti sociali di questi anni». L’impulso dato dal Concilio e rinnovato dalla Christifideles laici ha permesso di incrementare in modo sorprendente «la partecipazione dei laici grazie ai consigli pastorali, diocesani e parrocchiali», dove si è espresso ed è cresciuto il sensus ecclesiae del popolo di Dio. Le limpide aperture al contributo dei laici e l’enunciazione degli inequivocabili “criteri di ecclesialità” da parte della Christifideles laici, hanno permesso di maturare una «viva consapevolezza della dimensione carismatica della Chiesa», il che «ha portato ad apprezzare e valorizzare sia i carismi più semplici che la Provvidenza di Dio dispensa alle persone, sia quelli che apportano grande fecondità spirituale, educativa e missionaria». In proposito, il Santo Padre ha ritenuto di «ringraziare il Pontificio consiglio per i laici, in modo tutto speciale, per il lavoro compiuto durante gli scorsi decenni nell’accogliere, accompagnare, discernere, riconoscere e incoraggiare queste realtà ecclesiali, favorendo l’approfondimento della loro identità cattolica, aiutandole a inserirsi più pienamente nella grande tradizione e nel tessuto vivo della Chiesa, e assecondando il loro sviluppo missionario». L’attenzione del Papa si è poi spostata sui giovani, in particolare ha rievocato la Giornata mondiale della gioventù di Sydney: «le nuove generazioni sono non solo destinatarie preferenziali» della trasmissione del ricchissimo deposito della fede cattolica, «ma anche soggetti che attendono nel proprio cuore proposte di verità e di felicità per poterne rendere testimonianza cristiana, come già accade in modo mirabile. Ne sono stato, io stesso, nuovamente testimone a Sydney». Dopo aver trattato dei giovani, Benedetto XVI si è alquanto soffermato sulla «dignità e partecipazione delle donne nella vita della Chiesa e della società», un tema che gli è stato sempre a cuore. Se è vero che «l’uomo e la donna, uguali in dignità, sono chiamati ad arricchirsi vicendevolmente in comunione e collaborazione, non solo nel matrimonio e nella famiglia, ma anche nella società in tutte le sue dimensioni», un compito tutto particolare spetta alle donne; a loro infatti sono richieste «consapevolezza e coraggio per affrontare compiti esigenti, per i quali tuttavia non manca loro il sostegno di una spiccata propensione alla santità, di una speciale acutezza nel discernimento delle correnti culturali del nostro tempo, e della particolare passione nella cura dell’umano che le caratterizza». L’ultima riflessione del Santo Padre si è concentrata su «l’indole secolare che è caratteristica dei fedeli laici». Dopo aver ribadito che il mondo nella sua complessità è «luogo teologico, ambito e mezzo di realizzazione della loro vocazione e missione», in particolare per la «testimonianza della carità specialmente con i più poveri, sofferenti e bisognosi», come anche per «assumere ogni impegno cristiano volto a costruire condizioni di sempre maggiore giustizia e pace», il Papa ha fatto una richiesta precisa al nostro dicastero: «chiedo dunque al Pontificio consiglio per i laici di seguire con diligente cura pastorale la formazione, la testimonianza e la collaborazione dei fedeli laici nelle più diverse situazioni in cui sono in gioco l’autentica qualità umana della vita nella società. In particolar modo, ribadisco la necessità e l’urgenza della formazione evangelica e dell’accompagnamento pastorale di una nuova generazione di cattolici impegnati nella politica, che siano coerenti con la fede professata, che abbiano rigore morale, capacità di giudizio culturale, competenza professionale e passione di servizio per il bene comune». Il Pontificio consiglio per i laici, che espleta tutto il suo lavoro al servizio del Santo Padre, ha pertanto stabilito di dedicare le prossime assemblee plenarie al tema dell’impegno dei fedeli laici nella vita pubblica, in particolare nella politica. Dopo la parola illuminante e programmatica del Papa, i lavori della XXIII Assemblea plenaria si sono conclusi nel pomeriggio del terzo giorno, uno spazio di tempo purtroppo breve ma molto intenso. Innanzitutto il presidente ha illustrato i compiti e le responsabilità dei Membri e dei Consultori, soprattutto a beneficio dei nuovi. Mons. Clemens, segretario del dicastero, ha poi aperto un ampio dibattito sui programmi dei prossimi anni, anche per iniziare a riflettere sulle linee programmatiche indicate dal Santo Padre. Il dibattito ha visto la partecipazione di numerosissimi membri e consultori, tanto che a mala pena è stato possibile ascoltare le proposte di tutti coloro che desideravano intervenire. L’Assemblea si è conclusa con una cena di amicizia, che ha sigillato tre giorni di intenso lavoro ma anche di condivisione umana e di comunione nell’amore per Cristo e per la Chiesa.

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