Il Messaggio dei partecipanti al Santo Padre

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Santità,

A nome di oltre cento movimenti ecclesiali e nuove comunità abbiamo partecipato al II Congresso mondiale a Rocca di Papa dal 31 maggio al 2 giugno, in preparazione alla grande Veglia di Pentecoste.
Le diciamo grazie per il messaggio che ci ha inviato, segno di una paternità che conferma la fede e sostiene la speranza di noi che siamo stati attratti dalla bellezza di Cristo attraverso l’incontro con un carisma, che ha reso più persuasiva la proposta cristiana come risposta affascinante al cuore di ciascuno di noi.
In questi giorni ci siamo interrogati su che cosa significhi rendere ragione della bellezza di Cristo e dell’essere cristiani in un mondo segnato dal nichilismo, da diverse forme di povertà e di violenza e dalla riduzione della fede a una vaga religiosità che allontana dalla realtà.
Più volte nelle relazioni e nei dialoghi sono risuonate le prime parole della Vostra enciclica: « All’inizio dell’essere cristiani non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva » (BENEDETTO XVI, Lettera enciclica Deus caritas est, n. 1).
Sentiamo il legame diretto con la Santità Vostra come fondamento della libertà di approfondire il carisma che rende Cristo contemporaneo alla nostra vita e, nello stesso tempo, come possibilità di venire autorevolmente sollecitati a spenderlo per l’edificazione del Corpo di Cristo.
Il fatto che Vostra Santità riconosca che apparteniamo alla «struttura viva della Chiesa » diventa una rinnovata responsabilità a manifestare la carità di Cristo come « passione per la vita e per il destino degli altri […], negli affetti e nel lavoro », fino a diventare « forza di costruzione di un ordine sociale più giusto » (ID., Messaggio ai partecipanti al II Congresso mondiale dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, in: “L’Osservatore Romano”, 1° giugno 2006, 7).
Ben consapevoli della sfida che il relativismo porta fin dentro la fragilità delle nostre esistenze, ci sentiamo confortati nell’avventura del cammino quotidiano dalla continua verifica della verità di ciò che la Santità Vostra ci ha affidato all’inizio del pontificato: Cristo « non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo – e troverete la vera vita » (ID., Omelia durante la solenne concelebrazione eucaristica per l’assunzione del ministero petrino, in: “Insegnamenti di Benedetto XVI” I [2005], 26).
Per questo riconsegniamo la nostra vita e quella degli amici di tutti i nostri movimenti e delle nostre comunità nelle Sue mani di padre, affinché la nostra fede, fondata sulla roccia di Pietro, possa fiorire come testimonianza di speranza e opera di carità per i nostri fratelli uomini.


Rocca di Papa, 2 giugno 2006

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