La giornata conclusiva dell'incontro

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«Tutta la comunità dei credenti e ciascuno dei suoi membri hanno la responsabilità, nella misura loro possibile, di contribuire alla formazione dei giovani. E non illudiamoci: se noi non diamo delle risposte ai loro profondi interrogativi, le risposte arrivano da altre parti, da altre persone o “istituzioni”, dagli influssi espliciti o impliciti dei vari “modelli” esistenti nella società. (...) Mi sembra che le GMG siano un valido contributo della Chiesa Universale a questo impegno nella formazione delle giovani generazioni (...) le Giornate mondiali della Gioventù ci insegnano che molte volte sono i giovani a convincere altri giovani nella fede».

È quanto ha detto mons. Josef Clemens, segretario del Pontificio Consiglio per i Laici, intervenendo questa mattina a Rocca di Papa all'incontro internazionale organizzato dal dicastero vaticano sul tema “Madrid 2011 - Rio 2013”. Il convegno, al quale partecipano oltre 300 responsabili di pastorale giovanile provenienti da 99 paesi e 45 movimenti e associazioni, si è posto oggi il problema della formazione cristiana dei giovani.

La relazione principale della giornata è stata affidata a padre Fabio Attard, Consigliere generale per la Pastorale Giovanile della congregazione salesiana, maltese, fondatore e direttore dell'Istituto di Formazione Pastorale dell’Arcidiocesi di Malta e autore di diverse pubblicazioni tra cui il recente “Camminando con i giovani” (2011). Con una profonda analisi, p. Attard ha esaminato le sfide educative continente per continente, elencando poi le condizioni comuni che gli educatori dovrebbero realizzare: un ascolto intelligente della cultura giovanile, una mentalità di progetto e di verifica, un’esperienza di gruppo che sia sistematica e consistente,  una proposta fondata sulla Parola e il vissuto sacramentale, una dinamica di gruppo che sia evangelicamente vissuta, offrire una formazione permanente attorno al Magistero e un accompagnamento spirituale.

È importante «riflettere sulla comprensione che noi oggi abbiamo dell’esperienza dell’educazione (...) non solo per evitare i rischi che possono indebolire la nostra azione educativa, ma soprattutto per vivere uno stile educativo che sappia proporre cammini che facciano maturare scelte di fede e che aiutino alla vera e totale crescita della persona credente».

 

Nella seconda parte del suo intervento, p. Attard ha analizzato le esperienze pastorali e in particolare la metodologia pastorale adottata da papa Benedetto XVI nei confronti dei giovani: «fin dall’inizio del suo ministero petrino, Benedetto XVI chiaramente pone i giovani al centro della sua preoccupazione pastorale: “così, oggi, io vorrei, con grande forza e grande convinzione, a partire dall’esperienza di una lunga vita personale, dire a voi, cari giovani: non abbiate paura di Cristo! Egli non toglie nulla, e dona tutto. Chi si dona a lui, riceve il centuplo. Sì, aprite, spalancate le porte a Cristo – e troverete la vera vita. Amen” (Omelia per l’inizio del Pontificato, 24 aprile 2005)».

Seguendo l'itinerario proposto da  p. Attard, nel pomeriggio alcuni testimoni hanno proposto diverse esperienze per la formazione dei giovani:

- un cammino di formazione integrale per i giovani: lo Scautismo

- la formazione dei giovani dal punto di vista intellettuale: Comunione e Liberazione

- un’esperienza di formazione spirituale: il Movimento Eucaristico Giovanile   

- formare i giovani al servizio ai poveri: l’esperienza della Comunità di Sant’Egidio

- un’esperienza di formazione missionaria: Emmanuel School of Mission

- le case d’accoglienza per i giovani nella Repubblica Ceca

- il percorso di formazione missionaria in India

- la formazione dei giovani alla vita affettiva: Comunità cattolica Shalom

e diverse altre forme di spiritualità e di cammini di fede proposti dai delegati presenti.

 

Infine, le parole conclusive di S.Em. il card. Stanisław Ryłko, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, che ha sintetizzato il lavoro svolto in questi giorni: «La vostra presenza così numerosa e qualificata, di 98 paesi diversi, di tanti movimenti e associazioni è una risposta a questo grido di molti giovani che cercano un significato alla loro vita: "Chiesa, dove sei?". La vostra risposta è "Eccomi!". La Chiesa è sensibile ai problemi dei giovani, vuole rispondere ai loro interrogativi più profondi.

Sono stati tre giorni veramente benedetti dal Signore (...). Il primo giorno abbiamo rivisto Madrid, "una cascata di luce e di speranza", come ha detto il Santo Padre; il cristianesimo attraverso le Gmg non si presenta più stanco e scoraggiato, ma giovane, pieno di entusiasmo: questa è l'esperienza che abbiamo vissuto ancora una volta a Madrid».

Riguardo alla seconda giornata, dedicata alla preparazione della Gmg di Rio, il card. Ryłko ha ricordato la domanda postagli da un giornalista: “Cosa ha da offrire il Brasile alla Chiesa?”. La sua risposta è stata: “La fede viva, diffusa nella società e una Chiesa che ha conservato il carattere popolare, che vive nel popolo: è una grande forza, un grande tesoro che il Brasile ha da condividere con tutto il mondo".

Quindi, «Il terzo giorno, oggi, è stato molto importante perché ci ha ricordato che le Gmg non sono fini a seé stesse e voi non siete "agenzie di viaggio". Quello che ci sta a cuore sono i giovani: il nostro compito è rispondere concretamente al grido "Chiesa dove sei?" e la risposta a questa domanda è ciò che fate voi: evangelizzazione, nuova evangelizzazione, formazione».

«E adesso - ha detto il Cardinale in conclusione - guardiamo verso Rio: da ieri “tutte le vie conducono a Rio”».

Gli operatori della pastorale giovanile di tutto il mondo si preparano ora a vivere la XXVII Giornata Mondiale della Gioventù insieme al Santo Padre e alla Diocesi di Roma, domani in piazza San Pietro, dando un tono di internazionalità anche a questa celebrazione diocesana, nell'attesa di ritrovarsi tutti a Rio de Janeiro nel 2013.

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